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Il Castello e le sue pertinenze al tempo del Capitano Vescovile Bortolomeo Chiusole di Neuhof (a. 1594-1603) (quadro ad olio, Museo Diocesano di Bressanone)

 

Il castello oggi

Lungo la strada fra Andraz e il Passo Falzarego, si erge su un’impervia roccia calcarea il Castello di Andraz.
L´epoca di costruzione è ancora ad oggi sconosciuta, si presume sia stato eretto dagli antichi Reti, o dai Romani a difesa della strada da Belluno a Litanum (San Lorenzo), o ancora dai Goti e dagli Allemani nel V e VI secolo, o alla fine del 900 all´epoca di Berengario, Duca del Friuli.
Certo è che da documenti rinvenuti nell´archivio Vescovile di Bressanone si può affermare che il Castello esisteva giá prima dell’ anno 1000.
Per Diploma Imperiale del 1027 i Vescovi di Bressanone ottennero il dominio temporale sul territorio di Livinallongo e successivamente anche sul Castello. Furono diverse le potenti Famiglie feudatarie (Puchenstein, Schöneg, Rodeneg, Avoscan, Stucken e Vilanders) che regnarono nei secoli sul castello; quest’ ultimo aveva un´importanza strategica per la difesa dei confini, l’incasso dei dazi sul bestiame e sulle merci di passaggio e per lo sfruttamento delle miniere del Fursil.
Grande importanza ebbe il castello di Andraz all’epoca del Cardinale Nicolò di Cues e all’epoca della guerra del 1487 contro la Repubblica di Venezia.
Con la chiusura delle miniere nel 1755 il castello perse molto potere; nel 1803 l´ultimo Capitano Johann Lindner di Bressanone lasciò il castello. Nell’epoca napoleonica, dopo la soppressione dei principati ecclesiastici, il castello passò alla Baviera che nel 1808 lo vendette ad Andrea Faber di Cernadoi.
Il declino del castello cominciò nel 1851 quando fu privato del tetto per ricavarne chiodi e legna da ardere.
Fu poi venduto a Ludovico Steinmetz di Monaco di Baviera. Dopo il passaggio di Livinallongo all’Italia, nel 1924 il maniero è passato al demanio e negli anni tra 1990-2000 viene ristrutturato con una parziale copertura in vetro.

Come d`autunno si levan le foglie
L´una appresso all´altra, infin che il ramo
Vede alla terra tutte la sue spoglie;

(DANTE, Inf. III, 112-115)

 
   
   

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